Spunti chiave dagli Osservatori Digital Innovation sul settore Life Science

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A Luglio abbiamo partecipato al congresso degli Osservatori Digital Innovation dal titolo: “Life Science: cavalcare l’onda dell’innovazione”. L’obiettivo dell’evento era raccogliere e analizzare preziosi feedback dal settore Life Science e fornire al pubblico risultati rilevanti che possano portare a future innovazioni nel settore. 

Il settore della Life Science sta diventando fondamentale per lo sviluppo dell’economia e della competitività italiana, in quanto comprende:

  • 5500 aziende;
  • circa 190.000 dipendenti;
  • un valore di produzione complessivo di 55 miliardi di euro.

Un’altra prova che la Life Science è strategica per il Paese è la rilevanza che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) dà a questo settore in termini di finanziamenti e investimenti. L’intero ammontare degli investimenti è superiore a 2 miliardi di euro. In particolare:

  • La Missione 4 (Istruzione e Ricerca) prevede investimenti per lo sviluppo di terapie geniche e farmaci a base di RNA;
  • La Missione 6 (Salute) si concentra sulla ricerca biomedica e sulla modernizzazione degli istituti IRCCS, con particolare attenzione alle malattie croniche.

L’innovazione digitale sta trasformando il settore della Life Science, comprese le aziende Pharma, Biotech e MedTech. Le nuove tecnologie offrono la possibilità di sviluppare nuovi prodotti e servizi in co-innovazione e cooperazione, ottenendo importanti benefici per tutte le parti interessate coinvolte nell’ecosistema. Di seguito forniamo un elenco delle principali tecnologie che stanno acquisendo importanza all’interno del settore, in quanto sia le aziende che i pazienti e i medici stanno iniziando a utilizzarle. Vediamo ora in che misura.

Terapie Digitali

I Digital Therapeutics (o DTx) sono interventi terapeutici basati su prove di efficacia e guidati da software per prevenire, gestire o trattare un disturbo o una malattia. In altre parole, i DTx sono applicazioni software rivolte al paziente che hanno un comprovato beneficio clinico e aiutano i pazienti a trattare, prevenire o gestire le malattie (fonte EDPS).

Lavorare sul cambiamento del comportamento del paziente è la base su cui si fondano i DTx: stili di vita inadeguati influenzano la nostra vita e possono portare a problemi come dipendenze, insonnia e disturbi alimentari. Agendo sul comportamento, la terapia digitale si comporta come un farmaco tradizionale. Rispetto alle comuni app dedicate allo stile di vita e al benessere, si tratta di veri e propri interventi medici, sottoposti a rigidi controlli per rispettare gli standard di sicurezza ed efficacia, soddisfacendo i requisiti normativi richiesti dalle istituzioni.

Mentre in Paesi come gli Stati Uniti e la Germania i Digital Therapeutics sono in costante aumento, l’Italia soffre di oneri che limitano la creazione, l’adozione e la diffusione dei DTx. Questi limiti sono principalmente legati alla mancanza di sistemi di rimborso e di chiarezza sui processi di validazione delle cliniche.

Clinical Trials Decentralizzati

Con l’avvento delle tecnologie cloud-native e del telemonitoraggio, nonché a causa della pandemia di Covid-19, le sperimentazioni cliniche decentralizzate (Decentralized Clinical Trials in inglese o DCT) hanno acquisito grande importanza in tutto il mondo e tra le aziende farmaceutiche. Il DCT può essere definito come un’indagine clinica in cui alcune o tutte le attività relative allo studio si svolgono in una sede separata da quella dello sperimentatore (fonte FDA). Infatti, esistono due tipologie di DCT:

  1. Sperimentazioni virtuali (note anche come sperimentazioni dirette al paziente), quando tutte le attività vengono svolte in remoto;
  2. Sperimentazioni ibride, quando alcune attività vengono svolte in remoto. 

Anche se in Italia sono state condotte alcune sperimentazioni, ci sono ancora ostacoli a gestire l’intero processo di sperimentazione facendo leva sugli strumenti digitali. Questo è dovuto a diverse ragioni, tra cui la scarsa cultura e formazione degli operatori sanitari e la scarsa conoscenza della disponibilità di soluzioni digitali. Tuttavia, nella fase di registrazione delle sperimentazioni, alcuni strumenti come l’e-consent e l’e-recruiting sono stati implementati con successo.

Terapie Avanzate

Le terapie avanzate, note anche come Prodotti Medicinali di Terapia avanzata (Advanced Therapy Medicinal Products o ATMP), rappresentano una nuova frontiera della medicina in quanto, oltre ai principi attivi dei farmaci tradizionali, fanno leva su:

  • geni (DNA, RNA) per lavorare sulle sequenze genetiche;
  • cellule o tessuti per manipolare le caratteristiche biologiche;
  • uno o più dispositivi medici come parte integrante del medicinale contenente cellule o tessuti.

Le opportunità di migliorare la qualità delle cure sono innumerevoli per i pazienti, così come l’impatto economico sulle aziende farmaceutiche. Tuttavia, questi trattamenti sono ancora poco conosciuti dalla maggior parte degli operatori sanitari, che non hanno ancora formulato un giudizio su quanto possano essere promettenti per il futuro. È interessante notare che il 59% dei pazienti coinvolti nella ricerca ha dichiarato di essere propenso a ricorrere a questo tipo di terapia se raccomandata dal proprio medico.

Sensori e Biosensori

L’ultima tecnologia strategicamente rilevante per il settore Life Science si basa sui Sensori (dispositivi in grado di rilevare una grandezza e di variarne le proprietà), e sui Biosensori (caratterizzati da un sistema biologico e da un trasduttore di segnale). Esistono diverse classi di sensori, come quelli portatili, indossabili, attaccabili (ad esempio, il sensore ECG) e deglutibili (ad esempio, la capsula endoscopica).

Questi sistemi sono perfetti per raccogliere dati clinici preziosi e prove concrete da inserire in una piattaforma di dati sanitari utilizzata per diversi motivi, come attività di monitoraggio o previsione. Sia i medici specialisti che i pazienti comprendono il potere dell’uso di sensori per monitorare lo stato di salute attuale e prevedere i probabili problemi di salute, e i risultati mostrati dall’Osservatorio sono di buon auspicio. L’indagine mostra che i pazienti sono aperti alla possibilità di condividere i dati raccolti dai sensori per diversi scopi e per una medicina personalizzata. Circa un paziente su quattro dichiara di essere pronto a condividere i propri dati, non solo con le strutture che lo curano ma anche con altri attori, come le aziende che producono farmaci o dispositivi medici.


Questo articolo è stato scritto da miacareadmin, .

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